{"id":336,"date":"2023-09-07T15:38:56","date_gmt":"2023-09-07T13:38:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/?page_id=336"},"modified":"2023-09-07T15:38:56","modified_gmt":"2023-09-07T13:38:56","slug":"tra-il-mito-e-la-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/vivere-il-comune\/tra-il-mito-e-la-storia\/","title":{"rendered":"Tra il Mito e la Storia"},"content":{"rendered":"<p>Terme Vigliatore ha un percorso politico-amministrativo risalente a\u00a0 poco pi\u00f9 di un trentennio, essendosi costituito Comune autonomo con Legge Regionale n.15 del 26\/06\/1966, tuttavia la civilt\u00e0 che si afferm\u00f2 nei siti su cui si estende il suo territorio sembra essere cos\u00ec antica da oltrepassare i confini stessi della storia.<\/p>\n<p>Infatti, anche se l&#8217;Archeologia allo stato attuale non ha dato un esauriente contributo, e&#8217; verosimile risalire alla storia naturale ed alle antiche vicende\u00a0 di\u00a0 questa\u00a0 nostra localit\u00e0 sia con l&#8217;attenta lettura dei\u00a0 testi\u00a0 di\u00a0 storici classici e di documenti medievali sia attraverso una\u00a0 corretta interpretazione dei toponimi ( nomi dei luoghi ).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 gli scavi archeologici di contrada San Biagio hanno riportato alla luce negli anni Cinquanta tracce di insediamenti umani del periodo\u00a0 protostorico e dell&#8217;et\u00e0 ellenistica nonch\u00e8 una patrizia Villa Romana del 1\u00b0 sec. d.C. .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E&#8217; anche un dato reale che l&#8217;antichissimo fiume di Termini rappresenta un &#8216;area geologica molto interessante.<\/p>\n<p>Questo nome gli deriva senza alcun&#8217;ombra di dubbio dalla ricca sorgente di acque termali, nota per sue\u00a0 qualit\u00e0\u00a0 terapeutiche, sin dall&#8217;antichit\u00e0, con la denominazione di Fonte di Venere, tant&#8217;\u00e8 vero che viene gi\u00e0 menzionata da Plinio il Vecchio, scienziato-naturalista del 1\u00b0 sec. d.C., e dallo storico classico Marco Arezio.<\/p>\n<p>Sebbene il nome di &#8220;termini&#8221;\u00a0 sia il pi\u00f9 comune, tuttavia questo torrente conserva\u00a0 ancora altre varie denominazioni che gli sono state storicamente attribuite,\u00a0 anche\u00a0 se\u00a0 oggi vengono usate pi\u00f9 di rado.<\/p>\n<p>In un diploma di Federico III d&#8217;Aragona del 1324 viene chiamato fiume di\u00a0 &#8220;Plati&#8221;, avendo forse preso questo nome dalla foresta di Plati di Castroreale;\u00a0 ma, secondo il ricercatore di notizie storiche, Andrea Zangh\u00ec di Rodi, questo termine deriverebbe dal greco &#8220;plat\u00f2s&#8221; col significato di &#8220;accessibile&#8221;, proprio perch\u00e8, a parer suo, il fiume nel passato sarebbe stato navigabile almeno fino a Porto Salvo.Comune ancora oggi e&#8217; il nome di &#8220;Patri'&#8221; che, secondo Filippo Rossitto, storico\u00a0 municipale\u00a0 Barcellonese\u00a0 del secolo scorso, sarebbe una corruzione dialettale di &#8220;Plat\u00ec&#8221;. Viene anche chiamato &#8220;Rossolino&#8221; dal colore rossiccio che assumono le sue acque a causa dei temporali\u00a0 che avvengono, sul finire dell&#8217;estate, nel suo alto bacino, presso Fondachelli.<\/p>\n<p>In una carta geografica della Sicilia dal 1721\u00a0 e&#8217; riportato col nome di\u00a0 &#8220;Flume de l&#8217;Aranci&#8221;; quest&#8217;altro attributo, \u00e8 pi\u00f9 che consono se si considera che tutta\u00a0 la sponda di ponente, dalle Rocche di Marro fino al mare, \u00e8 lussureggiante di aranceti.<\/p>\n<p>Ma il nome che in studi sia meno sia pi\u00f9 recenti ha fatto sorgere molte, controversie \u00e8 quello di &#8221; Longano &#8220;. Infatti sulle rive del Longano nel 270 a.C. si combatt\u00e8 la famosa battaglia\u00a0 tra\u00a0 i Mamertini di Cione e i\u00a0 Siracusani\u00a0 di Gerone: battaglia che fu documentata da conosciuti storici del mondo classico, come Polibio e Diodoro Siculo, e che segna pure, con la &#8216;vittoria dei Siracusani, la fine della storia della\u00a0 citt\u00e0 alleata\u00a0 dei Mamertini ; Longane, gi\u00e0 esistente dalla prima met\u00e0 del Bronzo.<\/p>\n<p>Sebbene sulle carte geografiche il nome di Longano sia attribuito a tutt&#8217;oggi al torrente che attraversa Barcellona Pozzo di Gotto ed insigni storici del Seicento quali il Cluterio ed il Fazzello, del Settecento quale l&#8217;Amico, dell&#8217;ottocento quali il Di Blasi ed il Casagrande, sostenessero\u00a0 questa tesi, tuttavia in tempi recenti autorevoli archeologi come il Ryolo Di Maria ed il Bernabo&#8217; Brea hanno avanzato la teoria secondo la quale il sito della battaglia andrebbe collocato sulle rive del torrente &#8220;Termini&#8221; ed il\u00a0 Longano andrebbe identificato con quest&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>Infatti il primo ritiene che quel monte Torax di cui parla Diodoro Siculo sia da identificarsi con il monte Marro ( Rocche di Marro ); il secondo a\u00a0 sostegno della sua tesi adduce il ritrovamento, di cui egli stesso fu\u00a0 l&#8217;artefice negli anni Cinquanta, dei resti archeologici, di un&#8217;antica citt\u00e0 arroccata nel Piano di Pirgo (oggi ricadente nel Comune di Rodi Milici) alla quale egli assegna l&#8217;identit\u00e0 di &#8221; Longane &#8220;.<\/p>\n<p>Queste sono controversie che non potranno certamente portare all&#8217;esatta identificazione del luogo su cui sorse l&#8217;antica citt\u00e0 greco-arcaica fino a quando l&#8217;archeologia non sar\u00e0 in grado di reperire elementi ancora pi\u00f9 concreti.<\/p>\n<p>Ai discenti comunque giova apprendere che l&#8217;antico territorio di cui oggi Terme Vigliatore occupa una parte, proprio per le sue speciali caratteristiche, sar\u00e0 anche stato, con molta probabilit\u00e0, culla di arcaiche\u00a0 civilt\u00e0\u00a0 preesistenti a quella romana.<\/p>\n<p>Oltre alle varie connotazioni cui ha dato spunto il Torrente &#8220;Termini&#8221;, molti altri toponimi si prestano all&#8217;indagine ed alla ricostruzione della storia del territorio di Terme Vigliatore, a tal uopo molto interessante si\u00a0\u00a0 rivela la contrada Sullaria. Questo toponimo \u00e8 ritenuto da\u00a0 pi\u00f9 parti una\u00a0 corruzione dialettale di Solaria.<\/p>\n<p>II termine &#8220;Solaria&#8221;\u00a0 appare\u00a0 citato per la prima volta in una sentenza emessa dal re normanno Ruggero II\u00b0 e sta a denominare una terra appartenente al\u00a0 Demanio Regio dell&#8217;antica Piana di Milazzo; compare anche in date successive in altri documenti regi della cancelleria sia Normanna sia Sveva.<\/p>\n<p>In un\u00a0 diploma del 1628 dei Registri della Cancelleria angioina e specificatamente nel volume I\u00b0 in cui \u00e8 menzionato pure Cartulario (feudo di Quartulario), il sito viene citato con la denominazione di casale, quindi\u00a0\u00a0 popolato: &#8220;&#8230;..in territorio casalis de Solaria, que terre vulgariter appellantur de Terminis&#8230;.. &#8220;.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 chi ipotizza che la terra di Solaria abbia origini molto pi\u00f9 antiche di quelle Medievali: origini\u00a0 cosi\u00a0 remote\u00a0 da varcare i confini stessi della storia ed entrare nel mondo del mito.<\/p>\n<p>Infatti l&#8217;audace teorico A.Saya Barresi, partendo dall&#8217;interpretazione etimologica\u00a0 del toponimo, avanza l&#8217;ipotesi secondo la quale Solaria sarebbe da identificare con quel fecondo sito dell&#8217;isola di Trinacria in cui, stando alla\u00a0 mitologia, pascolavano le pingui giovenche sacre ad Apollo (il dio del Sole) e la poesia di Omero colloca il vissuto di una delle tante peripezie dell&#8217;eroe greco Ulisse. Si tratta\u00a0 pur\u00a0 sempre di una identificazione ipotetica che allo stato attuale non trova alcun\u00a0 riscontro\u00a0 archeologico, anche se lo stesso teorico la sostiene; da parte mia, al di l\u00e0 di, ogni congettura, voglio fornire all&#8217;uopo qualche riflessione.<\/p>\n<p>Sebbene sia una pretesa individuare con scrupolosa esattezza i luoghi descritti nell&#8217;Odissea perch\u00e8, non dimentichiamo, una tempra poetica come Omero non poteva tralasciare di trasfigurarli con la sua fantasia, di renderli particolarmente vividi e freschi, di animarli di intensa luce e cromia, quindi di idealizzarli, tuttavia il paesaggio che vi \u00e8 raffiqurato rispecchia realmente le caratteristiche delle regioni dal Mediterraneo, il sommo poeta forse vide personalmente quei luoghi, avendo viaggiato moltissimo (per quanto ci viene tramandato), o ne sent\u00ec certamente parlare da marinai che li avevano conosciuti .<\/p>\n<p>Intanto, teniamo conto,&#8221;in primo luogo della speciale posizione geografica del territorio di Terme Vigliatore, che dalle ondulate colline a ridosso del Peloritani si estende verso la ridente pianura (un tempo facente parte del piano Milatii) fino al Tirreno, col suggestivo scenario delle Isole Eolie, di Capo Milazzo e di Tindari: in secondo luogo prestiamo anche\u00a0 attenzione alla fecondit\u00e0 delle sue terre ed alla presenza di antiche e salutari sorgenti come la\u00a0 Fonte di Venere e la Ciappazzi\u00a0 (quest&#8217;ultima fonte in origine da un monoblocco roccioso geologicamente conformato a lastroni:\u00a0 l&#8217;etimo\u00a0 dialettale significa propriamente &#8220;lastroni di roccia&#8221;).<\/p>\n<p>Giungeremo cosi alla constatazione che questi luoghi, che in passato dovevano avere un aspetto ancora pi\u00f9 suggestivo, in quanto incontaminati, hanno poco da invidiare alla\u00a0 &#8220;Terra\u00a0 del\u00a0 Sole&#8221; descritta da Omero.<\/p>\n<p>Ai discenti\u00a0 ricognitori interessa prendere coscienza proprio di questo, perch\u00e8 non \u00e8 possibile andare oltre pretendendo di attribuire all&#8217;antico territorio di Terme Viqliatore l&#8217;identit\u00e0 di &#8220;Terra del Sole&#8221;:\u00a0 terra che,\u00a0 ribadisco, improbabilmente\u00a0 potr\u00e0 essere identificata in un luogo specifico e reale perch\u00e8, pur specchiando realmente elementi paesaggistici mediterranei, viene inequivocabilmente trasportata sul piano ideale dal calibro inventivo del sommo poeta greco.<\/p>\n<p>Potrebbe essere invece verosimile collocare nell&#8217;antico territorio di Terme Vigliatore quella Policna o Artemisia nei pressi di Mylai (Milazzo) che Cesare conquist\u00f2 prima della battaglia del Nauloco, combattuta contro Sesto\u00a0 Pompeo nel 36 a.C. .<\/p>\n<p>Della conquista di questa vetusta citt\u00e0, gi\u00e0 fiorente centro della produzione metallurgica nel periodo\u00a0 greco-arcaico e pi\u00f9 volte citata dalle\u00a0 fonti storiche, riferisce anche Appiano Alessandrino nel suo De Bello Civile.\u00a0 Questi nel menzionare la Policna, la riporta addirittura come il centro di produzione delle &#8220;vacche del Sole&#8221; ed il luogo in cui avvenne il sogno di Ulisse. Senza dubbio lo\u00a0 storico\u00a0 classico, in tal caso, non intende asserire ma solamente\u00a0 riferire, una credenza\u00a0 diffusa tra gli antichi abitanti del\u00a0 luogo che, consapevoli\u00a0 delle\u00a0 particolari caratteristiche che la loro terra,\u00a0 privilegiata dalla natura, deteneva, erano portati ad identificarla con quella\u00a0 Terra ove secondo il mito pascolavano le preziose giovenche sacre ad Apollo (tanto che i\u00a0 pani bronzei quivi prodotti venivano chiamati le &#8220;vacche del\u00a0 Sole&#8221; e l&#8217;eroe greco dell&#8217;Odissea aveva vissuto una delle sue disavventure. Anzi, ancora, essi, prima che venissero decimati dagli affamati naufraghi compagni d&#8217;Ulisse, per il mal consiglio del dissidente Euriloco, si dissetavano, di preferenza, a quella salutifera sorgente d&#8217;acqua scaturente da un luogo eminentemente pietroso denominate &#8220;Ciappazze&#8221; e che, per le propriet\u00e0 terapeutiche ch&#8217;essa presentava, era scelta come toccasana ai pericoli del parto dalle &#8220;&#8230; belle giovenche di fronte larga e con le corna in arco quando giunto il tempo, gi\u00e0 pregne s&#8217;approssimavano alla maternit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta pur sempre di una credenza, che tuttavia non impedisce ai discendenti ricognitori di fare delle analogie.<\/p>\n<p>Ritornando ancora a trattare della &#8220;Fonte di Venere&#8221; diciamo subito che un&#8217;altra importante notizia ci parla della efficacia di questa nostra Sorgente che nientemeno, convinse, una mitica Regina a fermarsi qua da noi. da come vuole un&#8217;antichissima tradizione locale, accreditata fra l&#8217;altro da scrupolosi storici, quando la Regina di Trebisonda lasci\u00f2 per ragioni non meglio precisate il suo regno in Oriente, il motivo che maggiormente la spinse a restare in queste nostre contrade fu, oltre alla bellezza dei luoghi, la salubrit\u00e0 di quelle acque; che non solo avevano la virt\u00f9 di ridare giocondit\u00e0 ai visi, ma anche salute ai malconci corpi. Si fece pertanto costruire un palazzo e accettata da tutti i popoli di queste terre fu acclamata per loro sovrana; regnando in pace e saggezza per lungo tempo. Questa sua reggia era prossima a quella citata &#8220;Fonte&#8221;, ed essa amava usare di quelle acque quotidianamente.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra importante notizia crediamo di desumere dal &#8220;De Bello Civile&#8221; di Appiano Alessandrino; ed esattamente quella che ci parla dell&#8217;incontro di Lucio Cornificio (uno dei Comandanti di Cesare Ottaviano) e Laronio (l&#8217;inviato di Vespasiano Agrippa, genero di Cesare). Questo incontro che avvenne presso una non meglio descritta Fonte che secondo noi, per gli elementi incontrovertibili che traspaiono dal racconto storico, \u00e8 possibile identificare con la &#8220;Fonte di Venere&#8221; , accadde a met\u00e0 Agosto dell&#8217;anno 36 a.C. e s&#8217;inquadra in quegli avvenimenti storici di eccezionale rilievo sia per lo schieramento imponente di forze impiegate, sia per te conseguenze politiche d&#8217;ordine interno che a Roma ne derivarono: le sanguinose e fratricide battaglie combattute tra Cesare Ottaviano divenuto poi Imperatore e Sesto Pompeo.<\/p>\n<p>Il citato storico ci fa sapere che all&#8217;indomani di quella gravosa perdita di legni, subita da Cesare Ottaviano nelle acque di Capo S. Alessio, nei pressi di Taormina, mentre il futuro Impe\u00adratore stava anonimamente per partire e ripararsi sulle coste calabre, consigli\u00f2 a Lucio. Cornificio, perch\u00e8 non fosse tagliato fuori dalle vie di normale rifornimento causa i propositi d&#8217;affamamento, chiaramente dimostrati dalla strategia di Sesto Pompeo di riunirsi col grosso delle truppe del genero Agrippa a Tindari.\u00a0\u00a0 Cornificio decise quindi, seguendo il consiglio, di raggiungere questa citt\u00e0 capitolata, nel frattempo, dopo strenua difesa pompeana per via interna; seguendo cio\u00e8 la strada dei monti.<\/p>\n<p>Si parti, perci\u00f2, da Taormina e costeggi\u00f2 il fiume Alcantara. ma, poich\u00e8 era sua ferma intenzione che di quella via montana fosse percorso il tragitto pi\u00f9 riparato e breve possibile dato il palese incombente pericolo di spiacevoli incontri con le truppe avversarie giunto che fu a Randazzo limit\u00f2 allo stretto necessario per gli uomini delle corti la sosta di rifocilla\u00admento.\u00a0\u00a0\u00a0 Prosegui poi, sempre con visibile cautela, la marcia verso l&#8217;usuale direzione che l&#8217;avrebbe portato da Montalbano a Basic\u00f2, e da qua, infine, al litorale tirrenico in prossimit\u00e0\u00a0 di Tindari.\u00a0\u00a0\u00a0 Se nonch\u00e8, appena lasciato Randazzo e non oltrepassato ancora Santa Domenica Vittoria fu assalito a sorpresa dalle truppe di Pompeo, che perlustravano quella via; e pertanto costretto ad ingaggiare battaglia.<\/p>\n<p>Il combattimento, svoltosi accanitamente da entrambe le parti, dur\u00f2 parecchie ore, e sembrava di non aver termine n\u00e8 vincitori. Ma con le prime ombre della sera, che fortunatamente sopraggiungevano in aiuto della strategia di Cornificio, la vittoria arrise finalmente alle truppe cesariane, le quali di fretta radunate dal loro capo ebbero dalla complicit\u00e0 dell&#8217;incipiente notte, 1&#8217;agio di porsi al sicuro per altra strada, che non era quella usualmente battuta. Infatti Cornificio punt\u00f2 su Francavilla e da qua, sempre forzando le marce ed attraverso la, cosiddetta, Portella di Mandrazzi, giunse a Novara.\u00a0\u00a0 Col sorgere del sole la distanza fra lui e le truppe di Pompeo era pi\u00f9 che considerevole e poteva quindi, se avesse voluto, riprendere il percorso solito. Poi ritenendo pi\u00f9 saggio di non esporsi ancora ad eventuali pericoli d&#8217;improvvise sortite del nemico, che in permanenza controllava quella via montana, pens\u00f2 bene di continuare la mar\u00adcia verso il litorale, costeggiando il torrente Termini, o Patri, (l&#8217;antico Longano).<\/p>\n<p>E per questa strada, pur disagevole di tanti tornanti e dirupi, ma sicura d&#8217;aggressioni e sortite avversarie, compiendo l&#8217;ultimo finale sforzo Cornificio giunse incolume e con il grosso delle sue truppe a quella Fonte, dove il collega Laronio\u00a0 gi\u00e0 da tempo avvisato l&#8217;attendeva.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dicevamo gi\u00e0 prima che non ci sono dubbi perch\u00e8 quella generica &#8220;Fonte&#8221;, non meglio precisata da Appiano, possa non essere indivi\u00adduata con la Fonte di Venere. Lo storico del &#8220;De Bello Civile&#8221; citandola con il solo sostantivo, secondo noi, non manc\u00f2 di completezza, perch\u00e8 la fama di quella sorgente non aveva bisogno di altre descrizioni per essere riconosciuta.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 D&#8217;altronde ancora, per fugare qualsiasi dubbio sulla certezza della sua identit\u00e0 e del suo riconoscimento, basta solo sapere che di Fonti, celebri nell&#8217;antichit\u00e0, oltre quella di &#8220;Venere&#8221;, ed ubicate nel circondario dove sorgeva Tindari, non ne esistevano. Quindi nuovamente affermiamo: La Fonte dell&#8217;incontro fra Cornificio e Laronio, citata da Appiano nel suo &#8220;De Bello Civile&#8221; nel Libro V, dal capitolo 105 al 115 dove si parla della Battaglia del Nauloco, avvenuta nell&#8217;anno 36 a.C. fra Sesto Pompeo e Cesare Ottaviano \u00e8 la celebre &#8220;Fonte di Venere&#8221; sgorgante nelle nostre contrade. Per altra via comunque ma questa \u00e8 collaterale ci pare che possa ancora venire la conferma di quanto adesso detto. Lo sfrenato amore dei bagni, infatti, che fu una delle caratteristiche igieniche dell&#8217;antica Roma, non poteva non far rendere conto di quella Fonte\u00a0 gi\u00e0 per altro nota nell&#8217;antichit\u00e0 greca ai Romani conquistatori dell&#8217;Isola; i quali non solo erano i maggiori estimatori dell&#8217;arte, del pensiero e di ogni qualsivoglia forma di vita di quel civilissimo Popolo, che nel dominio della Sicilia li aveva proceduti, ma pure attenti conservatori e restauratori delle loro opere.<\/p>\n<p>Pertanto crediamo non sfuggisse a loro quanto gi\u00e0, per i predecessori, fu considerevole. La notoriet\u00e0 della stessa Fonte, mai venuta meno nei tempi ci ha lasciato uno dei segni pi\u00f9 tangibili in quel complesso denominato &#8220;Villa delle Terme&#8221;, in Contrada S. Biagio, e dove \u00e8 possibile constatare quanto sin qui asserito.<\/p>\n<p>La costruzione del 10 secolo d.C. sfruttando, peraltro, un ingegnoso sistema di canalizzazione, permetteva agli aristocratici proprietari, e ai loro ospiti, di usare delle miracolose propriet\u00e0 di quelle acque all&#8217;interno e nella riservatezza della loro casa; consentendo ancora che, alla promiscuit\u00e0 della pubblica &#8220;FonVeneris in Planuin Mylarum&#8221; frequentata da gente d&#8217;ogni specie loro ovviassero, pur non rinunziando ai gi\u00e0 noti benefici di quella sorgiva, con la &#8220;privacy&#8221; della loro lussuosa &#8220;Therina&#8221;, ricca di ambienti variamente adornati e splendidamente arredati; dove al culto della pristina salute non vi si disgiungeva pure il gusto della bella vita. Plinio il Vecchio (23 24-79 d.C.), lo scienziato poeta e sommo naturalista di quel mondo romano, ora appena intravisto, conosceva pure lui i pregi di questa nostra Fonte; tant&#8217;\u00e8 vero che con la sua solita esaurienza la descrisse nell&#8217;enciclopedico lavoro avente titolo: &#8220;Naturalis Historia&#8221;<\/p>\n<p>Oltre &#8220;Sullaria&#8221;, al fine di orientare le indagini, facciamo cenno di qualche altro toponimo come ad esempio San Giovanni lo Spetale, Maceo, Vigliatore.<\/p>\n<p>San Giovanni l&#8217;ospedale (in dialetto lo Spetale) \u00e8 situato sulla riva sinistra del torrente &#8220;Termini&#8221;, subito dopo il ponte di &#8220;Rasta&#8221; nelle vicinanze delle rocche di marro.<\/p>\n<p>Si \u00e8 concordi\u00a0 nel collegare l&#8217;origine del toponimo a quella concessione di terre poste nell&#8217;antico Piano Mylatii che Federico, Re di Sicilia, con un diploma del 1208 fece al Priorato dei Cavalieri di San Giovanni gerosolimitano dell&#8217;Ospedale di Messina; la denominazione rimasta immutata dopo secoli, confermerebbe l&#8217;identificazione di una di queste terre con l&#8217;attuale contrada.<\/p>\n<p>II luogo \u00e8 particolarmente legato\u00a0 al culto popolare che, dedicate al Battista e pi\u00f9 sentito nel passato, si svolge dinanzi ad una cappella edicola che accoglie una scultura dall&#8217;aspetto irriconoscibile sia a causa delle raschiature fatte dai devoti per motivi devozionali sia ad opera del tempo.<\/p>\n<p>II sito di Maceo, il cui etimo deriverebbe dai greco &#8220;mach\u00e8&#8221; che significa battaglia, viene citato per la prima volta dal Maurolico nel 1562\u00a0 col nome latino di Macheum; la presenza nel luogo di un albergo del secolo XVI,\u00a0 come\u00a0 riferisce lo storico Filippo Rossitto, fa presupporre che esso fosse gi\u00e0 popolato.<\/p>\n<p>II toponimo &#8220;Vigliatore&#8221;, a mio avviso di stretta derivazione latina,\u00a0 starebbe\u00a0 a palesare che nel secolo XVI&#8217; la zona era guarnita di una di quelle torri di avvistamento che il Vicereame spagnolo fece edificare, come fortificazioni vigilate in allineamento distanziato lungo i litorali aperti, a salvaguardia delle scorrerie dei pirati turchi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terme Vigliatore ha un percorso politico-amministrativo risalente a\u00a0 poco pi\u00f9 di un trentennio, essendosi costituito Comune autonomo con Legge Regionale n.15 del 26\/06\/1966, tuttavia la civilt\u00e0 che si afferm\u00f2 nei siti su cui si estende il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":18,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-336","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/336","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=336"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/336\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":337,"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/336\/revisions\/337"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/18"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.comunedemo.it\/termevigliatore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=336"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}